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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
27 giugno 2010
L’Agenda la deve dettare il paese ( di Stefano Olivieri)
 

Il fiato corto e il cuore in gola. Così si svegliano ogni mattina Maria di Treviso, Giuseppe di Napoli, Luca di Catanzaro, Graziella di Torino e Donato di Palermo. Vivono e lavorano in regioni diverse, in città lontanissime fra loro ma si assomigliano ogni giorno di più perché il disagio è un’accetta che taglia la siepe dei diritti per tutti allo stesso modo, il passato viene inghiottito dal buco nero del presente e il futuro perde senso. Esattamente allo stesso modo a Milano come a Bari, a Treviso come a Napoli. Ciascuno di questi disperati cittadini titolari di diritti vorrebbe poter dire – come dicono i leghisti – di essere padrone in casa propria, ma quando si è perso il lavoro, il denaro, la casa, si scopre a quel punto, anche senza mai aver letto Marx, che i diritti hanno senso e hanno futuro soltanto se possono essere condivisi da tanti. E talvolta inaspettatamente scoprono compagni di strada ai quali fino al giorno prima non avrebbero teso la mano a causa dell’odio politico, della lingua, del colore della pelle.

I bisogni, le esigenze primarie, i beni indispensabili. Se leggiamo i dodici principi fondamentali della nostra Costituzione, chiunque vive un forte disagio potrà riconoscervi un pezzo della propria vita, una sponda su cui far leva per risollevarsi, un sogno da realizzare. Per questo la democrazia è importante, perché fa navigare le piccole barche a remi accanto alle navi veloci, le vele al fianco dei motori in piena libertà e competizione ma sempre all’interno di sponde comuni. Un paese in difficoltà ha bisogno di regole forti  per evitare l’anarchia, prima fra tutte quella che si chiama Legalità e che impone per legge, laddove non prendono radici da sole, la solidarietà e la giustizia per sanare le diseguaglianze. La legalità, il “potere dei senza potere” la definiva Alessandro Galante Garrone, storico, scrittore e magistrato, uno dei padri fondatori della nostra repubblica antifascista.

Una slitta corre alla velocità del suo cane più lento. Si ha bisogno di lui non solo perché il suo vigore, pur scarso, è comunque indispensabile a far muovere il carico. Si ha bisogno di lui perché se passasse il principio che chi è debole deve soccombere, in breve la slitta si troverebbe ferma e senza più cani che la tirano. E non arriverebbe mai alla fine del percorso. Per questo il guidatore illuminato non deve pensare soltanto al percorso, non deve nemmeno pensare soltanto al carico, ma deve porsi anche l’obiettivo di portare tutti alla meta. Deve perciò saper amministrare le sue risorse – che poi sue non sono ma di tutta la comunità - con saggezza e lungimiranza. Deve rifocillare più spesso i cani più deboli e saper chiedere qualcosa di più a quelli più vigorosi e potenti senza generare conflitti, facendo capire a tutti che più ci sarà armonia, meno faticoso sarà alla fine il viaggio, per tutti.

Sulla slitta chiamata Italia c’è oggi un carico enorme e la muta di cani, per quanto sterminata, è debolissima. In Italia il 46 % del reddito è detenuto da poco più del 12 % della popolazione. Questo 12 % è rappresentato da quanti, titolari di consistenti redditi, non hanno conosciuto la crisi e anzi hanno visto crescere il loro capitale finanziario. Questo 12 % è comodamente seduto sulla slitta, tirata dal resto della popolazione che arranca. Ma la velocità diminuisce ora dopo ora, i cani più esausti vengono liberati dalle redini e abbandonati al loro destino con un tozzo di pane chiamato c.i.g. accanto, che servirà soltanto a prolungare la loro agonia. Prima o poi la slitta si fermerà del tutto e i cani stanchi e affamati si scaglieranno sui loro simili più fortunati, e si sbraneranno a vicenda. Ma il guidatore non è abbastanza lucido per valutare il rischio, o forse pur valutandolo crede di poter arrivare a destinazione in tempo per ricompensare con una razione extra lo sforzo sovrumano della sua muta di cani. Perché pensa che poi, con la pancia piena, la loro rabbia sbollirà e tutto potrà ricominciare come prima, peggio di prima.

E’ ora per questo che la slitta cambi guida. E’ ora che l’agenda al paese sia dettata da chi tira la slitta e non da chi ci sta sopra. Se non si capisce questo perderemo tutti e non servirà a nulla bloccare l’informazione e la giustizia. Aspiriamo tutti a un passaggio democratico, senza tumulti e senza martiri, da questo incubo a un governo democratico. Il nostro paese ha già pagato con la Resistenza un prezzo enorme in passato, e se siamo tornati in questa terra di nessuno è perché ha difettato la memoria storica, la cultura delle nostre origini, roba che non va chiusa in un museo ma portata fra la gente insieme al pane quotidiano. E’ tempo di cambiare, di fare scelte nette e coraggiose, di dare un segnale ai cani disperati che tirano la slitta, prima che siano loro a darcene uno, doloroso e terrificante, del loro disagio. Cacciamo i mercanti dal tempio della democrazia prima che sia tardi.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 27/6/2010 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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