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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
3 marzo 2010
E l'Italia aspetta ( di Stefano Olivieri)
 

Le liste sbagliate, truccate, incomplete, i candidati che sbraitano; il presidente del consiglio che straparla come al solito, che lancia la crociata dell’esercito del bene, i giornalisti di regime impegnati come non mai a rimescolare, a coprire, a decolorare l’informazione, fino al ramadan completo decretato dal cda Rai, che ha colto al volo la proposta (bipartisan ????) di un radicale eletto nelle file dell’opposizione e ne ha fatto un piatto prelibato da servire al pensiero unico.

La casta, stavolta è davvero il casi di dirlo, sta davvero mostrando il peggio di se in questa dirittura di arrivo delle elezioni regionali. Il nostro paese è quasi cadavere, tutti gli indici segnano profondo rosso e i dottori autoeletti e autoconvocati a salvarlo non si curano di lui perché sono troppo impegnati a litigare, a rimpallarsi le responsabilità, a rubare in tv una comparsata in più rispetto all’avversario. Mazzettari, corruttori, mafiosi e puttanieri ma anche dilettanti allo sbaraglio, incapaci di rispettare quel minimo di regole previste per poter mantenere il potere che hanno conquistato. Il massimo davvero dell’indecenza.

Mentre mi recavo al lavoro oggi sono stato costretto a fermarmi un buon quarto d’ora, causa fila interminabile di auto, davanti a un muretto dove era disegnata la bandiera italiana e sopra la scritta “campioni del mondo”. Ecco che cosa ci sta fregando, questa smodata manìa di campionismo, di protagonismo che ci spinge a guadagnare la prima posizione soltanto per essere lì a dirlo in tv, non per fare qualcosa. Con un presidente che è il migliore degli ultimi centocinquantanni, con un governo che ha sgominato – dice – tutte le mafie del mondo, con un ministro dell’economia che fa impallidire Nostradamus quanto a preveggenza, dovremmo essere già sulla Luna, altro che primi in Europa. Invece no, andiamo indietro, la nostra economia langue come non mai, la disoccupazione avanza più che altrove e andrà sempre peggio perché adesso cominciano a chiudere – e a migliaia – anche le piccole e medie aziende per le quali sono terminati gli ammortizzatori sociali. Fra l’altro impegnare denaro soltanto sul fronte degli aiuti senza un piano di rilancio dell’economia è suicida, non fa che rimandare la data del funerale, questo ormai lo stanno capendo tutti.

Ecco, diciamo che il paese aspetta la data del suo funerale. Potrebbe essere fra un mese, fra due mesi, ma verrà. E allora tanto vale celebrarlo subito, magari il 29 di marzo. Mandiamo a casa i venditori di fumo e rimbocchiamoci le maniche, che c’è un sacco da fare. Votiamo questo PD per quanto anemico, balbettante, incerto nel tirare fuori le palle. Intanto mandiamo a casa la cricca, che sarà già un bel passo avanti. L'età dell'oro può essere dietro l'angolo.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

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