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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
22 febbraio 2010
L’esca, la trappola e i sorci (di Stefano Olivieri)
 

Così i sorci – gli imprenditori “birbantelli” come li ha amabilmente definiti il nostro premier, quelli che se la ridevano sui morti dell’Aquila e non solo, quelli che avevano trasformato i grandi eventi della Protezione civile in una miniera d’oro ( per loro naturalmente), ebbene quei sorci, compagni di merende di chi avrebbe dovuto controllarli, stavano per scappare dalla trappola ( alla volta di Acapulco, alla faccia nostra) perché qualcuno gli aveva aperto la gabbia.

La collusione del procuratore aggiunto Achille Toro, la sua gola profonda era stata ascoltata non solo dai diretti interessati (Balducci, Anemone & c.) ma anche dal governo nazionale fin dalla mattina del 29 gennaio 2010, come emerge dall’ultimo stralcio di indagini. E questa rivelazione mette in ben altra luce l’improvviso attivismo dell’esecutivo sul decreto che riguarda proprio la Protezione civile, compresi gli articoli che avrebbero dovuto fornire l’impunità agli arrestati.

E Berlusconi invece ha detto ai giudici di vergognarsi, e continua a sostenere di voler mettere il bavaglio alle intercettazioni. Se non ci fossero state oggi oggi tutti i cittadini italiani starebbero probabilmente più tranquilli, certo più disinformati, sicuramente più derubati di quanto non lo siano già adesso. Si vuole che la fiction continui, mettetevi tranquilli davanti alla tv.

Quando si fa confusione con la scusa dell’emergenza fra controllori e controllati, si crea un sistema criminogeno a prescindere dai controlli. Quando poi non si controlla nemmeno è ancora peggio. Quando si parla di mele marce isolate e non di sistema del malaffare non ci si vuole assumere le responsabilità di un fallimento completo.

L’esca, la trappola, i sorci che scappano. La cricca non sarebbe stata tale, senza uno sponsor adeguato. Le macerie dell’Aquila sono lì, a distanza di quasi un anno dal terremoto. La città è morta, ci sono ancora diecimila aquilani in albergo e quel che è peggio, il lavoro a L’Aquila non c’è più, e senza lavoro una città muore, altro che “new town” e verde alberato. Se Berlusconi vive in un dorato mulino bianco, l’Italia intera diventa deserto.

La “feccia che risale il pozzo”, come definì il berlusconismo Indro Montanelli, viene alla luce e infetta tutto il paese. Non solo i cittadini onesti ma anche l’imprenditoria sana, quella che resta sempre fuori dai giochi quando si gioca a carte coperte, devono essere consapevoli che soltanto attraverso il voto si può dare un segnale forte della sofferenza che ormai avvolge l’intero paese.

Mandiamoli a casa, tutti. Qui c'è puzza di fogna.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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