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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
8 dicembre 2009
Dove si è fermata la morale corrente (di Stefano Olivieri)
 

Fine anno, tempo di bilanci. Redigere l’almanacco del tempo trascorso esorcizza l’angoscia di un incerto avvenire e aiuta a sfidare l’ignoto. Ci provo e la vista di mia moglie alle prese con l’albero di Natale mi tuffa nel passato, incomincio da lì. Le letterine di Natale, per esempio. Oggi non le scrive più nessuno, prima di tutto perché al semplice nominare la parola “letterina” viene in mente almeno qui da noi ben altro – anche questo ci ha regalato Berlusconi - che quell’innocente scrittura dai tratti ancora incerti che i padri di una volta ricevevano dai figli, nascosta nel tovagliolo all’inizio del pranzo di Natale. Le promesse ( in cambio dell’atteso dono) di essere più bravi a scuola, più buoni con i fratelli minori e l’ammissione della mancanza di quel giudizio che avremmo dovuto già apprendere con l’aiuto di Gesù bambino avevano il potere di sdilinquire anche il padre più arcigno, ed era festa vera.

Oggi le letterine di quel tipo non ci sono più, i bambini scelgono i loro regali puntando il dito sulla tv e padri e madri abdicano perfino a Natale dal loro compito di istitutori delle giovani generazioni. Le feste comandate sono spesso un impiccio fatto di corse sudate all’ultimo regalo, quando non un’umiliazione per i soldi che mancano anche per il pane quotidiano. Ma si dovrebbe restare anche a digiuno per il sorriso di un figlio.

Il punto è che il Natale mette a nudo, scortecciandolo dalle ridondanze del quotidiano vivere, quel vuoto di valori condivisi che ormai pare non preoccupare più nessuno. Il popolo di eroi, di navigatori e di poeti, la progenie di Giulio Cesare, di Dante, di Michelangelo e di Leonardo da Vinci è quanto di più lontano dalle sue origini che in questi albori di terzo millennio si potrebbe incontrare. Ci siamo risollevati da due terribili guerre e dal fascismo per piombare sorridendo nella terra di nessuno, nel tempo di nessuno perché nessuno al mondo oggi comprende appieno questo sottovuoto etico in cui è blindato, asfissiato il nostro paese. Poveri che diventano sempre più poveri, ricchi che continuano impunemente ad arricchire, regole sociali saltate per aria, leggi squinternate per far posto ai privilegi di pochi. La Cultura con i suoi luoghi e i suoi saperi messa da parte, mortificata da ministri servili ed incapaci. L’ambiente sottomesso, la Scuola privata delle minime risorse necessarie, il popolo sovrano legato alle poltrone davanti alla tv, dove va in onda ininterrottamente la Matrix del re.

Si parla, spesso, di decadimento, di imbarbarimento dei costumi come causa scatenante di questo incubo. Ma quelli che noi oggi chiamiamo barbari possedevano regole rispettate e condivise che noi oggi non ci sogniamo nemmeno di adottare. I barbari ai figli maggiorenni imponevano prove tremende per essere considerati adulti, oggi le mamme regalano alle figlie un seno nuovo per farsi strada in tv. Non tutte per fortuna, ma una buona percentuale è su questa china, perché siamo ormai alla terza generazione di teleguidati.

Un tempo, neanche secoli fa, bastava spostarsi di pochi chilometri, dalla città in un paese, per percepire tradizioni e costumi diversi, modi di dire e di pensare lontani da noi. La gente pensava ed agiva misurando i propri pensieri sulla vita quotidiana, i sogni e i bisogni chiusi fra due montagne e niente più. Ma in quei sogni e in quei pensieri c’era la storia, la tradizione, il ricordo dei vecchi, le speranze dei giovani, incontaminati.

Oggi l’Italia è un gigantesco paese attraversato da un provincialesimo mediatico da far paura. Siamo tornati ancora più indietro dell’Italietta del dopo guerra, ma con in più una arroganza inconsueta, figlia dell’incultura beata di due, tre generazioni di italiani che stanno fumandosi il paese come una sigaretta. L’ultima sigaretta ahinoi, perché i treni sono già partiti quasi tutti e noi fermi lì, ad aspettare. Non si può tornare indietro, non si può neanche andare avanti con questo paese drogato da un benessere per pochi, per gli altri solo gli spot in tv.

16 milioni di italiani passeranno il natale al caldo delle spiagge tropicali. I restanti trentacinque milioni ben che vada metteranno insieme il menu di Natale, il resto mancia. Nel frattempo le regole si sfasciano, i furbi sorpassano a destra e a sinistra, i ricchi evadono le tasse e i contributi e il premier evade i processi. Se ci fosse ancora un briciolo di morale comune, quella radicata nei territori, filtrata dal timor di Dio e orientata dal ricordo dei tempi duri della guerra, oggi non saremmo qui a discutere, anche sotto Natale, dei guai giudiziari di Berlusconi invece di occuparci dei guai delle famiglie italiane. Ci siamo abituati a Noemi, alla D’Addario, agli stallieri mafiosi e ai mafiosi in parlamento, alle ministre modelle. Ci stanno facendo trangugiare tutto come l’olio di ricino e noi zitti. Fino a quando ?

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/


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permalink | inviato da Stefano51 il 8/12/2009 alle 21:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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