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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
23 gennaio 2009
Bonanni e Angeletti sottoscrivono la precarizzazione del pubblico impiego ( di Stefano Olivieri)
 



Altra ulteriore bastonata in arrivo per i dipendenti pubblici, dopo le legnate di Brunetta ( controllo 24 ore per i giorni di malattia contro le 4 ore previste per il settore privato; nessuna detassazione per lo straordinario; sospensione sine die del salario incentivante, che per Agenzia delle Entrate ed Inps significa un terzo dello stipendio).

Stavolta, sempre con la completa acquiescenza di Bonanni e Angeletti che dopo la cena in casa Berlusconi sono ammansiti come agnellini e hanno sottoscritto l’accordo senza fiatare anzi congratulandosi con Sacconi, a essere ridimensionata sarà la durata dei contratti ( che diventa triennale) ma anche la consistenza del budget a disposizione, visto e considerato che dal tasso di inflazione programmata ( già di per se profondamente irrispettoso : l’ultimo calcolato è praticamente meno della metà dell’inflazione reale) si passa all’inflazione prefissata.

In sostanza l'accordo quadro firmato ieri sera a Palazzo Chigi prevede due novità: 1) i contratti avranno durata triennale tanto per la parte economica che normativa; 2) scompare l'inflazione programmata che verrà sostituita dall'Ipca (indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. L'elaborazione della previsione sarà affidata ad un soggetto terzo. Considerata la profonda influenza del costo dei carburanti da autotrazione e da riscaldamento sul prezzo dei beni di consumo e dei servizi in Italia, si immagina già quanto grande diverrà in breve tempo lo scostamento fra inflazione prefissata e inflazione reale.

Il leader Cisl Bonanni ha commentato così l’accordo : "..E’ un obiettivo storico inseguito per tanti anni, un accordo di grande valore politico, economico ma anche contrattuale". D’accordo con lui  naturalmente il ministro Sacconi : “L'accordo per la riforma degli assetti contrattuali ha una portata storica, non solo perché sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo una lunga e defatigante negoziazione, ma soprattutto perché sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo. L'accordo quadro infatti” - spiega il ministro – “promuove lo spostamento del cuore della contrattazione dal livello nazionale alla dimensione aziendale e territoriale ove, anche grazie alla detassazione del salario di produttività, le parti sono naturalmente portate a condividere obiettivi e risultati”. E conclude infine, a proposito del sindacato CGIL che non ha sottoscritto l’accordo : “Spiace constatare che la Cgil non è allo stato del suo dibattito interno, in grado di convergere con le altre organizzazioni sindacali su comuni obiettivi di modernizzazione”.

La secca replica di Epifani : “Il Governo, che non riesce a dare una risposta sugli ammortizzatori sociali, non mette in atto un sostegno a consumi, famiglie e imprese, non ha uno straccio di idea di politica industriale e non redistribuisce risorse fiscali ai pensionati e lavoratori dipendenti, ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe trovato l'accordo della Cgil. Ci è stato presentato stasera, integrato con la parte relativa al pubblico impiego che non si conosceva. Era un prendere o lasciare e la Cgil non era d'accordo”. “Non sono contento, il Paese ha bisogno di unità ma non si può chiedere coraggio a quelli che lo hanno avuto e hanno pagato i prezzi più grandi, non si può chiedere responsabilità quando non si è responsabili di fronte alla portata di questa crisi. Preferiamo - ha inteso sottolineare Epifani - mantenere una linea di rigore e serietà, bisogna dare risposte vere alla crisi per difendere i diritti e la dignità".

Sta di fatto che l’effetto combinato fra la legge finanziaria, il decreto legge 133 e quest’ultimo accordo ha di fatto finito per precarizzare in modo pesante anche il pubblico impiego. Le conseguenze sul funzionamento della pubblica amministrazione si vedranno ben presto, dato per scontato che non i fannulloni e gli assenteisti ( per altro presenti anche nel settore privato) ma i lavoratori onesti e giudiziosi – che poi sono la maggior parte, saranno chiamati a lavorare in condizioni di mezzi e risorse a disposizione assai peggiori che in passato, in particolare alla Agenzia delle Entrate e all’Inps che guarda caso sono gli enti preposti al controllo e alla lotta dell’evasione fiscale e contributiva.

Il premier ha detto l’altro ieri che due punti in meno di pil non sono un dramma, e che al massimo è come se fossimo tornati indietro di due anni. Lo vada a dire a chi su uno stipendio di 1500 euro mensili si troverà una decurtazione di almeno 400 euro, esclusi ancora gli effetti di questa nuovo “tasso di inflazione prefissata” definito nell’accordo.

Se avessi in tasca una tessera Cisl e Uil mi affretterei ad andare da Bonanni e Angeletti per fargliela ingoiare. Tanto certa gente ha lo stomaco abituato a tutto, anche a lasciare il sindacato per un posto in parlamento, naturalmente fra gli scranni del pdl. Ma la mia è una tessera CGIL, e me la tengo ben stretta, perché prima o poi l’aria cambierà. Intanto spero che il PD si schieri dalla parte giusta, quella dell'unico sindacato che continua a fare il suo mestiere, cioè cercare di proteggere la classe lavoratrice.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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