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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
18 ottobre 2008
25 ottobre, che cosa portare in piazza fra una settimana ( di Stefano Olivieri)
 

25 OTTOBRE, Che cosa portare fra una settimana in piazza

Manca ormai appena una settimana, il prossimo sabato arriva l’appuntamento “Salva l’Italia”. Il PD schiera il suo esercito e allora è il momento di verificare equipaggiamento e risorse. L’ultimo mese se ne è andato inseguendo le notizie sulla crisi finanziaria mondiale, che è senza dubbio un problema importante, ma non certo l’unico per il nostro paese. Se vogliamo davvero che la manifestazione riesca a svegliare il paese dobbiamo anticiparne e dettagliarne i contenuti, e fare in modo che siano tali da portare in strada non solo i lavoratori ma le intere famiglie.

Ci sono temi verso i quali la popolazione, al di là e al di sopra del bombardamento mediatico operato dalla destra, si dimostra particolarmente sensibile. Sono temi noti e parrebbe un’ovvietà sottolinearlo ma lo faccio lo stesso oggi, per ricordarlo a chi parlerà in piazza. Per brevità ne cito due soltanto, invitando chi legge a portarne altri a beneficio di tutti.

1. PREZZI E SALARI

Dicono che l’inflazione rallenta , ma chi è già alla canna del gas non può neanche percepirlo. Il totale disinteresse governativo verso il contenimento di prezzi e tariffe sta letteralmente affamando le famiglie. Questo è un gioco perverso, perché questo spostare sempre più al ribasso i margini economico sociali nasconde l’intento più complessivo di riscrivere del tutto le regole di questo paese, da quelle del lavoro sempre più privo di tutele a quelle della scuola, che si vorrebbe far diventare fabbrica di manodopera a basso costo, fino al diritto alla salute, non più garantito soprattutto ai più deboli ( vedasi il vergognoso attacco addirittura ai diritti dei disabili e delle loro famiglie). Questo è un governo che taglia non per risanare, ma per fiaccare la resistenza di una ben precisa quota del paese – quella del lavoro dipendente e delle famiglie ad esso collegate, quella dell’emarginazione e dell’esclusione sociale, quella dei diversi a vario titolo, dal sesso alla religione al colore della pelle. Per questo sullo scenario economico la lotta che il PD deve ingaggiare deve essere una vera e propria lotta di classe, non più operaia o impiegatizia o anche extracomunitaria ma al tempo stesso tutte queste cose insieme, perché è proprio il denaro prima di tutto a dividere questa sponda di povertà dall’altra sponda, quella di chi può decidere di giorno in giorno il suo di prezzo, spesso in completo arbitrio e sotto lo sguardo compiaciuto di un premier che è continuamente sfuggito ai processi principalmente per non essere costretto a rispondere ad una domanda, in quale modo – lecito o illecito - sia riuscito ad accumulare quell’esorbitante potere economico che lo ha fatto arrivare al governo del paese. Quella nube grigia di illegalità e di malaffare che ha sempre accompagnato le vicende del Berlusconi imprenditore si è ormai estesa all’intero paese e non v’è dubbio una così perniciosa pandemia andrà curata adeguatamente, certo non soltanto a parole. Se c’è uno scontro di classe in atto, ci si deve attrezzare in modo capillare in tutto il paese, e non basterà il parlamento e nemmeno una tv via satellite ma servirà l’apporto fattivo di ciascun democratico italiano. Dovrà essere una battaglia senza quartiere e in ogni quartiere, privilegiando il contatto umano diretto per portare a galla completamente i milioni di problemi ma anche di risorse che questo paese nasconde. E il segnale deve partire dal 25 ottobre se si vuole davvero salvare l’Italia, dobbiamo essere pronti.

2. ETICA E POLITICA

Se siamo diversi da Berlusconi e dai suoi, ebbene dobbiamo dimostrarlo non solo a noi stessi ma soprattutto a chi in Berlusconi ancora crede. E dobbiamo rendere sempre più visibile questa diversità, argomentandola ad ogni occasione, perché quanto più ci impegneremo su questo fronte, tanto più l’immagine del premier e del suo governo comincerà a scendere nei consensi popolari. Occorre fare una scelta secca per far tornare alta la politica, occorre riscrivere le regole di delega e rappresentanza sul serio varando delle VERE PRIMARIE in cui finalmente sia data PARI OPPORTUNITA ‘ non solo a quelli mandati dal Picone di turno ovvero sponsorizzati da questo o da quel politico. Ci sono italiani, uomini e donne, giovani e non più giovani, che alla Politica hanno dedicato la loro intera vita a titolo gratuito, per pura passione civile, affollando assemblee e manifestazioni, organizzando raccolte e questue, rischiando spesso in proprio. Questi peones senza volto e quasi sempre senza voce sono una risorsa indispensabile della nostra democrazia ma non hanno rappresentanza perché sono più di venti anni che la politica italiana, da destra a sinistra, conosce soltanto quei circa 200 volti che contano, sempre gli stessi che non cambiano mai, e sempre più vecchi e maschili fra l’altro. Attorno al 2001 io fui fra quelli che si impegnarono per portare alle primarie non un partito, ma tutto il popolo italiano, perché si voltasse finalmente pagina. Elaborai perfino una proposta di legge che è ancora presente sul web a questo link (http://www.perleprimarie.org/html/data/docs/BozzaOlivieri.pdf ) ,e partecipai a tutti i movimenti per le elezioni primarie. Perché il popolo deve tornare ad essere sovrano nel nostro paese, altrimenti i partiti finiranno col diventare dei club e basta. Vanno scritte regole nuove, e va definito lo strumentario a disposizione del nuovo rappresentante politico. Non serve inventarsi nulla, c’è la nostra Costituzione, basta leggerla e applicarla a dovere, ma per esempio : basta con i deputati e i senatori eletti quattro, cinque, sei volte di seguito. Due legislature e poi vai a casa saltando un turno, per rituffarti nel mondo reale ma soprattutto per impedirti la costruzione di quel potere autogenerante cha ha partorito la vergognosa fusione fra affari e politica. Poi serve trasparenza completa e massima rettitudine morale : la politica si fa al servizio della collettività, dunque non si può essere pregiudicati, e non si può, non si deve nascondere nulla ai propri elettori, a cominciare dalle fonti di reddito. Solo due piccoli esempi per far capire quanta strada dobbiamo percorrere. Ma va indicata da subito, fin dal 25 ottobre.

Quello che secondo me deve essere chiaro è che con questo governo non si può, anzi non si deve più dialogare. Perché il piano di Berlusconi è eversivo e noi invece vogliamo la democrazia. Cominciamo a far conoscere dunque, fin dalla prossima settimana, le nostre proposte non come strumenti di correzione della politica governativa, perché sarebbero comunque e sempre penosi pannicelli caldi, bensì come parti di uno scenario nuovo, di un mondo senza Berlusconi e i suoi yesmen. Occorre insomma dare respiro e profondità alle proposte, ascoltando soprattutto e coinvolgendo al massimo l’elettorato, come se le elezioni non fossero fra 5 anni ma fra cinque giorni. Occorre dare speranze, infondere fiducia, far capire che l’alternativa c’è ed è vera. E occorre aprire a sinistra, perché c’è una parte del paese che non ha più rappresentanza in parlamento. Infine un'ultima cosa, che mi viene dritta dal cuore : io provengo da un partito, prima chiamato PC, poi PDS e infine DS, che aveva l'abitudine di confrontarsi con la sua gente. Attraverso le assemblee, o le cene in sezione, parlando dei problemi del territorio e via via volando su, a una legge che non andava, a un contratto in scadenza, ai destini dell'intero paese. Ci si sentiva vicini, c'era dialettica ma anche solidarietà perchè ci si conosceva quasi uno per uno.

Ho la sensazione che la solitudine che molti lamentano derivi dal fatto che stavolta il partito è lì, e noi tutti da quest'altra parte. E' vero, ci sono state le primarie, ma non è ancora abbastanza, perchè occorre guardarsi negli occhi, scambiarsi gli odori, i sapori delle nostre esperienze quotidiane se vogliamo fare squadra sul serio. E poi in democrazia non si vota soltanto per eleggere chi prenda decisioni per conto nostro, si vota per contare sul serio. Forse serve un congresso strategico straordinario che faccia chiarezza, non tanto sui vertici - a me Walter va benissimo, altri magari un po' meno - quanto su gli obiettivi da raggiungere e i percorsi da battere per raggiungerli. I primi devono essere chiari e sopratutto condivisi, altrimenti per strada andremo sparpagliati e sarà un sacrificio inutile.

Stefano Olivieri

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