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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
29 luglio 2010
PICCOLI RE CRESCONO (di Stefano Olivieri)



Berlusconi si prepara alla monarchia. Si esaurisce nel giro di pochi mesi, da quel dito alzato di Fini verso il palco, la prova tecnica di democrazia nel PDL, che resta primo partito nel nostro paese ma somiglia sempre di più ad una corte. Granata, Bocchino e Briguglio deferiti ai probi viri, i dissidenti presi a pesci in faccia dai giornali del padrone e ostracizzati dagli ex aennini ora stretti tutti attorno al premier. Per Fini addirittura si vorrebbe lo sfratto dalla Camera, ma lui non è in subaffitto perchè èstato messo lì dal Presidente della Repubblica e Berlusconi dovrebbe ben saperlo. Il Pdl cucina la sua ribollita mentre il paese muore di fame, complimenti alla cricca del premier per l’alto senso di responsabilità.

Un plotone di finiani già si prepara. Per adesso sono 35 alla Camera e 14 al Senato, ma  la situazione è ancora fluida. Se domani, formando gruppi autonomi, dovessero votare con l'opposizione un qualsiasi provvedimento, il loro voto varrebbe doppio, e c'è da scommettere il ddl intercettazioni sarà il primo ad essere accantonato da Berlusconi in virtù dei nuovi equilibri. Ovviamente chi lascia la corte del re può scordarsi per un po’ la tv e tutti gli annessi e connessi, ma un bel respiro all’aria aperta certe volte non ha prezzo. Il premier ha deciso e il senso dell’operazione è chiarissimo : punirne due per educarne cento, chi resta dovrà ripassarsi in fretta tutto il nuovo rigidissimo cerimoniale di corte per non rischiare nulla. Ma non era il partito dell’amore ? Ah, già, l’amore. Anche quello evidentemente è esclusiva prerogativa del presidente. Che in fondo forse a questo punto ha deciso di andare ad elezioni a settembre, dopo aver "ripulito" il suo partito.

Se Berlusconi ha formalmente per il momento sospeso l’espulsione di Fini e dei finiani (ma nei fatti il divorzio è già in atto), un altro reuccio in carriera lo imita. Marchionne ha sospeso la decisione, annunciata in pompa magna, di voler lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale dei metalmeccanici. La sua spada di Damocle è sempre lì ma per il momento non se ne farà niente, evidentemente aspetta di veder cadere la resistenza di Pomigliano ( e di Mirafiori). C’è da credere che nei prossimi mesi fioccheranno altri licenziamenti di sindacalizzati (CGIL) negli stabilimenti Fiat, mentre l’allegra brigata Sacconi Angeletti Bonanni applaudirà al nuovo reuccio in carriera stigmatizzando ogni voce critica.

Il nostro paese sta diventando così, o stai con il re di turno o sei fuori da tutto. Democrazia, concertazione, pluralismo e giustizia sociale, tutto ormai in soffitta.

Siamo ufficialmente entrati nel medioevo mentre il resto del mondo prova a guardare oltre la crisi. Il popolo non è più sovrano di nulla ma Belen sicuramente ci delizierà a Sanremo. Che vogliamo di più ?

Stefano Olivieri
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POLITICA
27 luglio 2010
Democrazia E' Diversità : Bersani, Di Pietro, Vendola e Cacciari ( di Stefano Olivieri)



"Non è questo il Pd che desideravo io. Sarei sciocco a sperarci ancora, ormai mi pare evidente, soprattutto nella prospettiva di nuove primarie tra Vendola e Bersani: un partito che deve scegliere tra questi due leader non è quello che io volevo".

La via di Cacciari ( la terza ? la quarta ? Chissà…) alla soluzione dei problemi del PD è molto semplice : fondare un nuovo movimento ( “Verso Nord”) che si incunei, soprattutto al settentrione, fra i due litiganti ( PDL e PD) impedendo che il terzo (La Lega Nord, per l’appunto) goda troppo dei problemi altrui. Risolvendo così l’annosa querelle sui pd territoriali.


“…al momento – afferma l’ex sindaco di Venezia - mi pare evidente che Pdl e Pd in queste regioni sono in crisi. Lo stesso Pdl è in crisi perché dopo aver perso il Veneto e il Piemonte consegnate alla Lega ha i giorni contati anche in Lombardia, perché dopo la Moratti e Formigoni la Lega è pronta al banchetto. Il Pdl lo sa ed è da qui che nascono molti fermenti all'interno".

Non vi è dubbio che la scelta di Cacciari fornirà nuovi argomenti di discussione soprattutto ai detrattori di Vendola. Che il PD in particolare al nord abbia problemi è noto da tempo, che adesso perda un rappresentante importante come Cacciari in coincidenza della sfida lanciata dal governatore della Puglia è un fatto difficilmente contestabile. Ma forse tutto il male non viene per nuocere: che serva un argine all’avanzata della Lega è fuor di dubbio, ma ho più di qualche dubbio che quest’argine possa essere edificato dall’attuale PD ( e meno che mai dal PDL). Meglio che lo faccia Cacciari, in fondo, perché non credo che il filosofo nasconda strategia centriste ( non ce lo vedo proprio a fare alleanze con Casini e con lo stesso Rutelli).

A questo punto le elezioni primarie si avvicinerebbero sul serio, perché senza dubbio le quotazioni di Vendola diventano molto più alte se riferite soltanto al centro sud. Io la vedo così : al Nord una sorta di “PD del Nord” plasmato da Cacciari, al centro sud un PD che riprende uno stretto dialogo con la sinistra. A questo punto le primarie di coalizione diventano inderogabili, con candidati che crescono numericamente ma che sono molto più di prima vicini al territorio.
Cacciari e Di Pietro, stando all’attuale legge elettorale, non potrebbero non allearsi con il PD, e il candidato premier potrebbe essere scelto fra Bersani, Vendola, Cacciari e Di Pietro. Un bel bagno di democrazia a cui far assistere il popolo della Libertà che osserva rassegnato il proprio partito di riferimento continuare a coprire e difendere le cricche di stato.

La crisi è sempre crescita, quando c’è la democrazia a vigilare. Piatto ricco mi ci ficco, ci sarebbe da dire, basta con i mercati delle vacche. I partiti nuovi, nuovissimi e vecchi convochino i cittadini a votare sui loro programmi e i loro candidati e andiamo avanti, che non c'è più tempo.

P.S. : Ahi ahi, ho appena saputo che Cacciari vedrebbe molto bene Casini come premier. E' proprio vero, non esistono più le mezze stagioni. E anche i democratici di un tempo.

Stefano Olivieri

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SOCIETA'
25 luglio 2010
Fiat Voluntas Sua (di Stefano Olivieri)

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POLITICA
25 luglio 2010
Fini e La Russa ( di Stefano Olivieri)

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23 luglio 2010
Dopo la strigliata di Napolitano ( di Stefano Olivieri)
SOCIETA'
23 luglio 2010
Anziani & Progresso tecnologico

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22 luglio 2010
Ritorno Al Futuro (di Stefano Olivieri)



Roma, parco di Villa Gordiani, 21 luglio 2010, ore 20.00

Sembrava una festa dell’Unità quella di ieri sera, ma una di quelle feste di una volta, di tanti anni fa, quando parlare di comunismo e di compagni non era ancora diventata una bestemmia. A Villa Gordiani, per la festa organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà, sono intervenuti in migliaia. Lo spiazzo della ristorazione era già pieno di gente al calar del sole, per raggiungere il picco dell’affluenza quando sono arrivati, in ritardo, Nichi Vendola, Giancarlo Caselli, procuratore della Repubblica a Torino e Francesco Forgione, già presidente della commissione antimafia.

Attorno alla zona ristorazione i vari stand: quello dei movimenti dell’acqua pubblica, poi l’immancabile banco dei dolciumi, poi quello del Manifesto con l’immarcescibile foto del bambino che dorme con il pugnetto ben chiuso e la scritta “la rivoluzione non russa”. Quel bimbetto oggi è sicuramente già in età di voto, speriamo davvero che non sia entrato nell’orbita del cavaliere. A fianco il box delle fabbrichedinichi, che Nichi Vendola ha espressamente dichiarato essere altro da SEL, una sorta di laboratori sperimentali per consentire alla gente comune, soprattutto a chi non ha mai fatto politica, di aggregarsi e discutere partendo dalle necessità, concrete e reali, del proprio territorio. Sono appena nate e in tanti già le criticano, anche a sinistra, ancora prima di sapere se l’esperimento funzionerà. Anche questo è un segno dei tempi, la politica spettacolo ha "poltronizzato" davanti alla tv parte di un popolo di militanti che anni fa magari erano anche pronti a criticare e a dissentire, ma soltanto dopo aver toccato con mano una nuova iniziativa. Bene, occorre riprendere quella sana abitudine.

Faceva caldo e dopo aver cenato mi sono messo a gironzolare, fiutando l’aria e le facce. Tanti anziani, tantissime famiglie e un numero straordinario di giovani con addosso la febbre di fare. Quando è arrivato Nichi e si è andato a sedere a tavola insieme a Caselli e a Forgioni non c’erano reticolati, cinture di sicurezza, servizio d’ordine. Chiunque si è potuto avvicinare per stringergli la mano, per chiedergli una dedica su una foto, semplicemente per salutarlo. Ma senza scene da stadio, senza urla e bombardamento di flash. La gente era lì soprattutto per ascoltarlo, ma anche per incontrarsi e per contarsi, perché rincuora il sapere di essere in tanti.

E tanti erano davvero, non potendo fare troppo tardi (la sveglia la mattina ce l’ho alle sei meno dieci) non ho atteso il suo discorso, tanto so già che lo troverò su Youtube, grazie a quel meraviglioso strumento democratico ( almeno finora) che è internet. E quando verso le unici ho guadagnato l’uscita del parco di villa Gordiani, c’era ancora un fiume di gente che stava entrando per raggiungere la festa. Davvero un bel risultato per un partito che in parlamento non c’è, e non c’è manco in televisione.

Mentre tornavo a casa, mi è tornato in mente il goffo tentativo ( Ciao Bella) del PD di rielaborare in chiave (riformista ? democratica ??? Chissà…) anche la festa dell’Unità, a detta degli esperti troppo marcatamente di sinistra. Ci scrissi nel 2008 su “Ciao Bella” anche un articolo, abbastanza velenoso, che confermo oggi, soprattutto dopo aver partecipato alla festa di ieri.

Non ho oggi nessuna tessera in tasca, sono democraticoebasta come recita il mio blog, ma ho certamente a cuore come tanti l’unità della sinistra e per questo non mi stancherò mai di battere un colpo anche dentro il maggior partito dell’opposizione. Bersani e Vendola devono incontrarsi, perché il popolo di tutti i democratici italiani deve ritrovare una unità sincera e senza preclusioni. Se le elezioni si facessero davvero vicine, occorre allora che si cresca tutti insieme, attorno ai sogni e ai bisogni essenziali della gente che sta sempre peggio. Con una raccomandazione:  Il "voto utile" stavolta, vediamo di strapparlo a destra, per favore.

Stefano Olivieri

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22 luglio 2010
La Lega piange il morto e frega il vivo (di Stefano Olivieri)
 

La Lega si slega a villa Aurelia. Nel fantasmatico centro congressi di Roma ( basti pensare che lo ha usato il Barcellona l’anno scorso, per festeggiare la vittoria in Champion’s league : non è esattamente un posto da predicatori dell’austerity…), dentro dunque a villa Aurelia c’era tutto lo stato maggiore leghista, fidanzate, spose e amanti comprese. L’abbigliamento era informale ( Maroni in bermuda verdi, roba che se lo beccava Corona…) e gli ospiti di prestigio, primo fra tutti il ministro delle bisacce Tremonti.

Il menu ricchissimo ma rigorosamente del Nord, pare che il catering sia stato curato da una osteria di Treviso. Insomma, pareva in tutto e per tutto una cenetta del cavaliere, mancavano forse soltanto le farfalline da regalare al gentil sesso.

Roma sarà anche ladrona ma la Lega la tallona da vicino. Questi a casa loro predicano bene ma quando scendono nella capitale razzolano malissimo. Da una parte professano il federalismo per risparmiare denari e poi dall'altra si scopre che hanno fatto già pagare agli italiani (a tutti, mica solo ai leghisti) un miliardo e 400 milioni di euro di multe per le multe quote latte passate comminate dalla UE ai loro amici furbetti delle stalle, e adesso ci riprovano di nuovo, tanto a pagare saranno sempre gli stessi, mica c’è ancora il federalismo.

Che altro da dire : Ah, si, che il senatur saluta sempre col dito. Quello medio, al solito. Ancora nessuno gli ha spiegato dove se lo deve mettere.


Stefano Olivieri
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20 luglio 2010
ANDIAMO AL VOTO SUBITO ( di Stefano Olivieri)
 

Non c’è spazio per un governo tecnico "di larghe intese" con questa maggioranza. Il pdl è un partito proprietario e anche se Berlusconi dovesse farsi da parte, troverà il modo di fare il puparo da dietro le quinte.

Il paese è bloccato, la situazione nel mezzogiorno è ben più che allarmante ma Berlusconi è legato a doppio nodo con la Lega, che il sud lo ha sempre visto come una zavorra. Poi c’è il problema di Fini e dei finiani. L'Italia è in fiamme e lui è Nerone.

Una maggioranza che si regge sul ricatto della Lega e non sull’unione non può, non deve essere presa in considerazione per un governo tecnico. Sarebbe molto più salutare per il paese tornare alle urne il più presto possibile, piuttosto che tentare compromessi velleitari.

Berlusconi adesso sa di poter perdere. Dopo le ultime desolanti rivelazioni su cricche e maneggioni i sondaggi danno il Cesare de noartri ormai in caduta libera ( sta al 39 %) e per questo la conta in parlamento viene continuamente rinviata ( prima su Cosentino, che però ha dato le dimissioni; poi sul ddl intercettazioni, che guarda caso adesso slitta a settembre…) perché i consensi al premier cominciano a scarseggiare. All’ultimo voto di fiducia, quello sulla manovra, i pasdaran del governo erano tutti presenti a controllare il tappeto rosso dove passavano i parlamentari per dichiarare il voto. Quel partito si chiama della libertà, ma lì dentro non si sente più libero nessuno.

Non è la prima volta che Berlusconi è in difficoltà, l’esperienza consiglierebbe prudenza. Ma ad essere troppo prudenti si rischia di perdere il voto di quei milioni di italiani che davvero non ce la fanno più a tirare avanti e aspettano un segnale concreto di alternativa a questa catastrofe. Bisogna farli tornare a sognare, occorre restituire loro il potere sovrano del voto mostrando concretamente in che modo si può uscire da questa crisi paralizzante.

Occorre calare l’asso giusto e avere voglia di vincere. Che poi debba essere Bersani o Vendola ha certamente la sua importanza, ma a risolvere questo problema penseranno le primarie. Dopo però, tutti uniti e il primo che parla di “voto utile” lo strozzo con le mie mani.

Stefano Olivieri
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19 luglio 2010
Che cosa sono le fabbriche di Nichi ( di Debora De Angelis)

Ospito di nuovo Debora De Angelis sul mio blog. Stavolta di ritorno dagli Stati generali delle fabbrichedinichi “Eyjafyallajokull-Eruzioni di buona politica”, il congresso tenuto a Bari in questi giorni. Inviata di se stessa, insipiente della politica dei partiti ( si definisce “sogliola” , contrapposta alla “trota” Bossi…) e però così appassionata a fare politica, quella vera, quella dimenticata, Non voglio aggiungere altro che un Ciao Debora, bentornata ! Posso anche non condividere con lei un qualche eccesso, come dire, di afflato mistico, ma tutto sommato io a Bari non c'ero e devo dire che vorrei tanto che nel anche nel PD si accendesse questo stesso entusiasmo, con altrettanto vigore e partecipazione.

Stefano Olivieri
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E' così che si cambia il mondo ( di Debora De Angelis)

Che cosa sono le Fabbriche di Nichi?
E' politica? Non è politica? E' un nuovo modo di fare politica?

Definiamo che cosa si intende per politica, una volta per tutte, e constateremo l'evidenza del fatto che le Fabbriche sono la prima possibilità concreta di ripristinare questa nobile funzione comunitaria nel suo autentico significato.

"La prima definizione di "politica" (dal greco politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano".(wikipedia)
La politica è quindi costruire, attraverso il servizio e la cooperazione, una gestione comune e partecipativa della città.
Prendersi cura dei nostri fratelli e sorelle, collaborando tutti insieme con entusiasmo. Pare un discorso da parrocchia, invece è pura potenza e saggezza.

Quando guardo Nichi Vendola aggirarsi tra di noi, l'impressione è che sappia di trovarsi tra i suoi amici. L'evidenza ti balza agli occhi: sempre circondato da una piccola folla, sono pochi quelli che si rivolgono a lui chiamandolo "Presidente". Più di frequente si sente chiamare Nichi, e la forma colloquiale è la regola con lui. Lui non te lo chiede, di dargli del tu, ma è proprio a te che viene spontaneo farlo. E questo, credetemi, non lo può indurre uno studio di consulenza d'immagine. Nichi lo riconosci instintivamente come un fratello, uno alla pari con te e allo stesso tempo uno a cui vuoi bene.
E non è solo perché puoi vederlo aggirarsi per il villaggio turistico che ha ospitato il congresso Eyjafyallajokull-Eruzioni di buona politica in polo nera e scarpe da tennis viola. Oppure perché può stare alla luce del sole, in un pomeriggio d'estate davanti al mare placido di Bari, e puoi vederlo sudare, senza trucco e senza inganno. E neppure perché per entrare agli stati generali delle Fabbriche ha pensato bene di indossare anche lui al polso il braccialetto rosa di riconoscimento. E in fondo, in fondo. Non è neppure perché il suo discorso conclusivo sulla luce, e l'ombra, l'ha fatto in jeans e t-shirt.
No. L'autentica forza di Nichi è che davvero considera gli esseri umani come fratelli e sorelle, e non perde occasione per ribadirlo, per invitare a prendersi cura dei più deboli, e prenderci cura l'uno dell'altro. Umanità. E' questo che trapela dalla sua persona, prima ancora che il look disinvolto e la disponibilità all'ascolto. L'umanità di chi l'abbia realizzata in sé nel suo senso pieno, e adesso si volta indietro e sceglie la via del servizio. L'entusiasmo e la familiarità che suscita negli altri gli ritornano indietro per una misteriosa magia che lo avvolge e gli fa scudo. A differenza di tanti altri politici che debbono proteggersi da noi, magari a manganellate, Nichi ha in noi la sua protezione e spinta propulsiva più potente. E' un uomo che si è assunto una responsabilità che non ha nessuna intenzione di portare avanti da solo, questo paese ha bisogno di una nuova classe dirigente viva e intelligente, tirata su con discorsi semplici e alti al tempo stesso, come quelli che si svolgevano nell'Accademia platonica o nella Comunità pitagorica a Crotone, millenni fa.
Erano anni che sognavo che parole come fratellanza, amore, umanità, responsabilità, rispetto per la Madre terra, parità tra i sessi, costituissero il vocabolario di base dell'agenda politica del mio paese. E come me tanti altri, che magari non osavano e tuttora non osano crederci, troppo disillusi, disabituati, disaffezionati alla bellezza autentica.

La mia teneramente amata Italia. E' un paese che ha visto tempi bui e l'Inquisizione, ma anche la luce del Rinascimento. Come se il nostro paese fosse destinato a inseguire l'armonia attraverso un perenne conflitto, sotto la sempiterna stella polare di un'idea finora scaduta puntualmente in ideologia, piuttosto che in ideale.

Finora. Perché finora non c'era consapevolezza della rete, finora non c'eravamo noi abbastanza pazzi e sognatori da osare immaginare di ripeterlo e superarlo, quel Rinascimento.
Quando emerge un leader che i tempi stessi invocano, non è mai un caso.
Quando emerge una generazione di giovani che non puoi comprare né conquistare con facili slogan, neppure.
Rendere possibile una sinergia tra i due soggetti attraverso le Fabbriche, qui sta tutta la semplice genialità di Vendola, che lo legittima ai nostri occhi come un fratello maggiore. Niente di più, niente di meno di questo. Non so come Nichi sia arrivato a intuire che "la vittoria delle Fabbriche passerà per la vittoria della generazione che hanno provato a sconfiggere". In fondo, se Renzo Bossi è una trota, io tutt'al più sono una sogliola della politica. Ignorante della politica come viene generalmente intesa, al pari suo, delle logiche di partito non mi interessa, non fanno presa su di me. Una generazione difficile la mia, che ha tardato ad affermarsi nella scuola e nel lavoro, ma che non appena le viene dato modo di esprimersi, mostra il Genio autentico dell'Italia. Quello di incidere i sentieri. Mostrare un modello, per tutti. La forza di Nichi non è nel suo carisma, non è nella sua semplicità. E' nella sinergia empatica con la mia generazione.
Niente di meglio che l'emersione di un leader nuovo e antico al tempo stesso, sostenuto dall'energia collettiva della classe dirigente di domani. Un domani davvero molto prossimo, a giudicare dal bisogno di rinnovamento. O meglio, di disinfestazione, delle istituzioni italiane, e non solo politiche.

Le fabbriche.
Siamo operai, esperti costruttori. In quest'epoca di Massoneria deviata, pare opportuno ricordare che la Massoneria, quella autentica e operativa, quella poi infiltrata, quella di certo oggi estinta, in origine tramandava i principi costruttivi dell'Universo e dell'Uomo, quest'ultimo la riproduzione olografica del primo. Costruire. La costruzione divina è semplice e potente, produce forme che facciano evolvere le coscienze. Quando una forma si cristallizza e ha esaurito la sua funzione, altre più adatte ai tempi la sostituiranno.
La classe politica che tiranneggia l'Italia da decenni (o da molto di più?) ci ha rivelato in fondo un meraviglioso segreto. Basta prendere tutta l'oscurità, l'ombra che hanno prodotto, e ribaltarla, trasmutarla in luce. Pare che fosse questo il vero significato del processo alchemico.

Le fabbriche.
Tanti piccoli operai entusiasti, che non hanno bisogno di tessere segrete e grembiulini, di infiltrazioni nei gangli del potere o di allearsi in una nefanda fratellanza programmatica e funzionale al raggiungimento di uno scopo perverso. La fratellanza , quella che ho respirato in questi tre giorni di eruzioni di buona politica, non era una parola: era la capacità di guardarsi negli occhi, la prontezza alla cooperazione, lo slancio con cui batto le mani quando un mio "compagno operaio" si esibisce in un discorso migliore del mio, più illuminato e potente, sapendo che mi metterà a disposizione la sua energia, che potrò prendere in prestito il suo modello. Questo è condividere, questo è il cooperare contrapposto al competere di cui parla spesso Nichi.


La preoccupazione generale e condivisa è che le Fabbriche possano essere infiltrate a loro volta, o strumentalizzate dai partiti. Trovo personalmente che il marchio di riconoscimento della Fabbrica sia nell'entusiasmo disinteressato di chi non abbia nulla da guadagnare dalla politica, non voti, non consensi o poltrone, ma disponga "solo" una potente energia di servizio che del tutto spontaneamente mette a disposizione della comunità, avendo cura, appunto, dei propri fratelli e sorelle e del bene collettivo.
L'augurio di Nichi è che i due soggetti, Fabbriche e SeL, possano essere null'altro che reciprocamente simpatizzanti, ben consapevole che, al momento opportuno, le vecchie forme non potranno far altro che lasciare spazio al nuovo.
L'evoluzione e i tempi stessi lo impongono.

Debora De Angelis

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