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se sono partito ogni tanto devo pur tornare
POLITICA
19 marzo 2016
LA POLITICA SOTTO IL GAZEBO (di Stefano Olivieri)

Vanno a ruba in tutta Italia ma il loro mercato è particolarmente vivace nelle metropoli. Sono in pvc, rigorosamente bianchi come i loro teli svolazzanti. Sono fabbricati in Italia ma più frequentemente all’estero, e i fornitori si affannano a descrivere come le specifiche tecniche del loro prodotto siano conformi alle leggi sulla sicurezza. Si vendono ma sempre più si affittano, perché il loro uso è strettamente legato a una tipologia di eventi attualmente molto in voga, quello della promozione e divulgazione politica in mezzo alla gente, insomma la classica discesa in campo. Roba che si decide e si fa senza pianificazione, e non ci sono più case o magazzini dove riporre le tende, le feste di partito ormai si subappaltano a terzi.

I gazebo sono l’esemplificazione di una disfatta generale della politica italiana. Una politica ormai del tutto incapace di stare fra la gente senza queste protesi difensive, una specie di Croce bianca in una zona di guerra. I cittadini si sono ormai abituati a questi accampamenti estemporanei che ostacolano il traffico e fanno perdere tempo, perché diversamente dai politici la gente comune lavora per sopravvivere e non ha tempo da dedicare al sondaggio di turno. Tanto i partiti – dicono – sono tutti uguali, anche le facce dei candidati si somigliano e il malumore cresce, così come la disaffezione. Non ci sono più zoccoli duri in questi partiti sempre più liquidi, le tessere di adesione si danno a cani e a porci senza neanche verificare ideologie e passioni, articoli da rottamazione spinta.

Che fine faranno queste Crociate impazzite, che cosa sceglierà l’Italia per uscire da questa camicia di forza? Come andranno le prossime elezioni amministrative e il referendum?

C’è aria di baruffa, una strana quiete di quelle che in genere precedono le tempeste. Renzi e il suo governo sono alla frutta, il Comune di Roma, la poltrona di sindaco più prestigiosa, è data per persa, ma anche Milano e Napoli non sono per niente sicuri e il Movimento Cinque stelle inizia ad avere paura di una vittoria generalizzata, che metterà i grillini di fronte a una responsabilità imprevista, quella di governare le grandi metropoli italiane.

La sinistra dentro e soprattutto fuori dal PD è irrequieta ed eccitata, è consapevole delle difficoltà del premier ma è divisa e senza idee. Perché nell’inseguire il premier rottamatore, anche i vecchi compagni hanno commesso l’errore di buttare via il bambino insieme all’acqua sporca. Con la morte delle ideologie se ne è andata anche la pratica, faticosa ma necessaria, del dibattito interno e della selezione della classe dirigente attraverso quei meccanismi di delega e rappresentanza che hanno fatto la storia della sinistra italiana, nei mille concitati congressi che dal PC hanno portato al PD.

Dove andremo non lo so, ma io sotto i gazebo non ci vado. Aspetto che sia la piazza a chiamare, attraverso il tam tam di una sana, spero non sanguinosa, rivoluzione democratica.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 


POLITICA
25 dicembre 2015
IL PIU' PULITO? C'HA LA ROGNA (di Stefano Olivieri)

C’è una notizia in queste ore che ha un alto livello di pruriginosità politica. Da “Il Fatto Quotidiano”: …Giovanni De Robbio, il consigliere grillino più votato alle amministrative di Quarto di Napoli. Dalle carte dell’inchiesta sul voto di scambio camorristico e sui ricatti al sindaco M5s Rosa Capuozzo, spuntano le intercettazioni che collegano i Cesarano e De Robbio (ora sospeso dal movimento), indagato per la tentata estorsione al primo cittadino.

Naturalmente il M5S ha espulso Giovanni DE Robbio dal movimento, ma chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è perfettamente inutile, e alto è il livello di permeabilità degli eletti cinquestelle, rigurgitati dalla società civile sulla scena politica senza fare un minimo di gavetta perché Grillo e i suoi hanno sempre sdegnosamente rifiutato qualsiasi contatto, giudicandolo infetto, con gli ambienti della politica. E poi ricordo Pietro Nenni, anzi lo cito: A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro... che ti epura.

Questo livello di possibile penetrazione degli eletti m5S, comunque, è elevato perché da una parte non esiste negli eletti stessi, direi per scelta strategica da parte dei vertici del movimento, alcuna preparazione all'attività politica, che comprende però anche la capacità di fiutare l’aria cattiva.
Per contro, da parte di mafia e camorra, non esiste alcun pregiudizio – loro vogliono soltanto fare affari - verso questo o quel partito, e al tempo stesso nella criminalità organizzata esiste, lì sì eccome se esiste, il fiuto nell’imboccare sempre la strada più facile e corta, quella cioè del candidato, e poi dell’eletto, più facilmente circuibile, perché magari è già un delinquente nato o comunque incline a delinquere. E si sa bene che, considerati i metodi di selezione utilizzati dal M5S, nessuna verifica preventiva è stata fatta su Giovanni DE Robbio, così come probabilmente non è stata fatta su chissà quanti altri candidati, poi eletti, che dalla data delle elezioni locali possono essere stati avvicinati dal mondo della criminalità organizzata. Mi torna in mente l’immonda ammuina inscenata dai cinquestelle per cacciare Marino dal Campidoglio, perché ritenuto colpevole della penetrazione di mafia capitale nell’amministrazione capitolina. E mi torna in mente anche ciò che è successo a Ostia (https://www.facebook.com/AngeliFederica/posts/831450916913631 ) giusto per sottolineare quanto sia pericoloso andare avanti con i paraocchi.

Per concludere, meglio di qualsiasi mia parola è il commento, sintetico ed efficace, riportato sull’articolo de il Fatto Quticiano, da parte di un anonimo forumista che si firma “secchio nel pozzo”:

“Ma fino all'altro ieri , finchè non lo hanno beccato i magistrati, questo consigliere era un'ONESTO MERAVIGLIOSO RAGAZZO
come in tutti gli altri partiti anche nel m5s l'antibiotico alla malapolitica sono stati i magistrati
non i non-statuto. o la democrazia del webbe

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it



politica interna
11 novembre 2015
LA RIFORMONA DI RENZI RACCONTATA A MODO MIO (di Stefano Olivieri)

Vi racconto a modo mio la riformona di Renzi, a spanne, per non perder tempo. Fuori dai mille slogan sorridenti del premier e lontano da questo misterioso raddrizzamento e rialzamento del P.I.L. di gatta Italia, perché la grandissima parte di italiane e italiani, malgrado le rassicurazioni del presidente del consiglio, le fusa ancora non riescono a farle.

Dunque, il jobs act, la lanterna magica con cui Matteo Renzi ha schiavardato il mercato del lavoro. Lui, non eletto da nessuno, è riuscito prima a conquistare la segreteria del PD e dopo, autospintonato dai suoi che nel frattempo gli avevano sgombrato la strada con tante buone maniere di gentaglia del calibro di Letta, Prodi, etc. E alla fine Il rottamatore e i suoi battilamiere, insomma, una volta divenuti lui premier e loro squadra di governo, hanno partorito il jobs act, cioè hanno vaporizzato in un battito di ciglia tutto il sistema di regole e tutele, a cominciare dall’articolo 18, che fino a quel momento avevano garantito una cosa scolpita nella Costituzione, cioè che il lavoro non potesse e non dovesse mai diventare merce da supermercato, anzi peggio, da casa d'aste, auction house giusto per far pubblicità a un mio romanzo.

Il premier non eletto da nessuno ha fatto una cosa che il PD, partito grazie al quale è diventato premier, non aveva scritto da nessuna parte nel suo programma per le elezioni politiche del 2013. Quelle elezioni, come si ricorderà, il PD le vinse di così stretta misura da essere costretto, alla fine e dopo aver esperito senza successo (povero Bersani) la possibilità di una qualche intesa con il M5S, a varare una grosse koalition all’italiana, cioè quel tappeto di chiodi appuntiti e arrugginiti dove per qualche tempo, e senza essere un fachiro, cercò di camminare Enrico Letta. Fino al momento in cui Renzi gli si avvicinò come Giuda all’ultima cena e gli disse di stare sereno, perché era arrivato il primo esemplare frutto dell'accoppiamento contro natura fra sinistra e destra. Matteo Renzi, l'evoluzione della specie, il primo democristiano 2.0, ancora tutto da testare ma già scaraventato a palazzo Chigi. Solo in Italia, paese di matti, si possono vedere cose del genere. Alla caduta di Berlusconi ballammo in piazza pensando che era finita, ma doveva ancora arrivare Monti, soprattutto doveva arrivare Renzi.

Il Jobs act e il suo sistema a tutele crescenti. Come la patente a punti di Berlusconi, anche qui il welfare è a punti, te lo devi rosicchiare magari leccando il culo al padrone perché all’inizio, e per buoni tre anni, sei alla sua mercè come uno schiavo. Il Jobs act seduce soprattutto il datore di lavoro, per quella storia della decontribuzione. Che vuol dire niente contributi all’inizio, tanto quando si è giovani alla pensione non si pensa. Questo dovrebbe – ma non accade – garantire al lavoratore qualche soldo in più busta paga, visto che il padrone risparmia nei contributi. In realtà il datore di lavoro se ne infischia e le paghe sono sempre più basse, 400 o al massimo 500 euro al mese per orari di otto ore e più, se vuoi fare gli straordinari devi pregare e ti pagano quelle ore mai di più rispetto all’orario normale, spesso di meno. Per lavori senza più sicurezza (sono aumentati vertiginosamente gli incidenti nei cantieri, e chissà perché i morti risultano sempre assunti il giorno prima…), senza più rispetto per le esigenze minime del lavoratore (ambiente, relazioni sociali, anche le volte in cui si va al bagno) che è di fatto identificato nel suo lavoro, insomma in una merce.

Si lavora molto di più e si guadagna molto di meno senza fiatare perché dietro la porta c’è un esercito che insidia il tuo posto, di italiani e di extracomunitari pronti a vendersi per metà del tuo prezzo, questo è in soldoni il jobs act. Una fregatura doppia per i nostri giovani, che guadagnano così poco da non poter fare progetti di vita, come sposarsi o accendere un mutuo in banca

Una fregatura tripla anzi, se al jobs act accoppiamo la legge Fornero che Renzi, da buon democratico per come intende lui la democrazia, ha lasciato così com’era, intonsa da ritocchi. Anzi ha spianato ancor più la strada a quella legge infame opponendosi perfino alla decisione della Consulta di poco tempo fa, quella che ha giudicato incostituzionale il taglio alla indicizzazione delle pensioni fatta dal governo Monti (un altro bel pezzo da novanta. Chissà perché tutti i salvatori della patria mandano al fronte sempre i poveracci a prendere le impallinate governative, mentre i soliti noti delle solite caste restano ben protetti e continuano ad arricchirsi evadendo tasse e contributi alla faccia di chi lavora onestamente). Renzi, costretto dal clamore mediatico della notizia, prima ha scucito dal suo portafoglio ai pensionati un bonus una tantum, insomma una vera pezzenteria. Poi ha rimandato (decisione di pochi giorni fa, sfuggita ai più) a babbo morto il pagamento del resto, cioè al 2018, quando di lui e del suo governo, se continua così, non sarà restata traccia dopo il primo auspicato, sano termidoro italiano. Renzi naturalmente non verrà ghigliottinato come Robespierre perché i veri democratici (non i centouno che tesero l’imboscata a Prodi, per intenderci) queste cose non le fanno, ma nel giro di due anni tornerà, lui e la sua corte di miracolati, a fare il venditore di pentole senza coperchi in terra toscana, sono pronto a scommetterci sopra.

Comunque l’effetto perverso e combinato di jobs act e legge Fornero è stato l’impoverimento sistematico e complessivo della classe lavoratrice, di nonni, di padri, di figli e nipoti, tutti insieme. E mentre prima il figlio disoccupato poteva ritornare a casa dei suoi perché la pensione del padre riusciva a coprire anche le sue esigenze, adesso che Renzi ha accorciato anche questa coperta il futuro si presenta nero per padri e figli. Ma il premier se ne fotte, lui guarda avanti e già promette 150 milioni per dieci anni al polo di scienziati che nascerà sulle spoglie dell’Expo milanese appena conclusa. E visto che c’è, ormai a ruota libera promette, come un Tusitala de noantri, qualsiasi cosa. Dal ponte sullo stretto di Messina alla fine arriverà anche lui, come Berlusconi, a garantire figa per tutti. Boschi esclusa, naturalmente.


Stefano Olivieri
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DIARI
9 novembre 2015
Un romanzo poliziesco de noantri
Presto in tutte le librerie della capitale. 
magari poi ne faranno anche una serie tv





Stefano Olivieri
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POLITICA
6 novembre 2015
TRE CITTA' PER CAMBIARE ( di Stefano Olivieri)


Alla fine le cose stanno così. Renzi a Roma caccia Marino perché è stato troppo ingenuo per accorgersi del marcio che lo circondava, e nel frattempo lancia per la carica di sindaco il supercommissario Expo Giuseppe Sala a Milano, dove un audit interno per gli appalti della “piastra” di Expo (la struttura più costosa e più ambita dalle imprese di costruzione) FINISCE IN PROCURA perché (da Gianni Barbacetto per Il Fatto Quotidiano) “…Il commissario non si accorge di ciò che combina il suo alter ego e braccio destro, il manager Angelo Paris, non si rende conto di cosa fa il subcommissario Antonio Acerbo, non vede le imprese del facility manager Andrea Castellotti. Tutti finiti agli arresti.
Per approfondire l’argomento vi invito a leggere leggete anche questo articolo su Sala e Tronca (il commissario renziano per Roma), e su uno strano appalto Expo non passato sotto la lente di Cantone: http://www.lettera43.it/esclusive/sala-indagini-su-uno-strano-appalto-per-expo-2015_43675221488.htm
O anche quest'altro:http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/si-fa-presto-santificare-sala-audit-interno-appalti-112149.htm 

Insomma, sarebbe come dire che il dream team di riferimento per il candidato sindaco di Milano Giuseppe Sala è già in carcere ancor prima che il super commissario possa insediarsi, semmai accadrà, a palazzo Marino (ed è simpatica e un po’ velenosa questa ricorrenza e questa analogia: fosse mai che il fantasma dell’ex sindaco di Roma si sia insediato fra le guglie del duomo a complicare le cose al candidato renziano per la capitale morale?)

Segno incontestabile della sconfitta della politica, questi commissari speciali, con licenza di deroghe alla trasparenza, sono già in giro per le maggiori capitali italiane orfane di sindaco. Ce ne saranno tre a breve, e tutte belle grosse: Roma senza Marino, Milano senza Pisapia e anche Napoli dove De Magistris potrà certo ricandidarsi, ma certo non sotto le ali del PD.

Pare che il partito di maggioranza relativa al governo, quello che una volta era il partito democratico, non intenda oggi impegnare i suoi uomini e le sue donne migliori nelle competizioni comunali di città così importanti per tutto il paese. Una scelta obbligata per Roma, dove mezzo PD è già in carcere per mafia capitale, ma non obbligatoria per Milano e Napoli. Perché dunque Renzi pensa di fare così?


La risposta non può che essere una: il PD è in liquidazione e nella testa del premier c’è già il Partito della Nazione, a cui guarda con simpatia la maggior parte degli ex elettori di Forza Italia e del defunto PDL. La conversione a U è praticamente compiuta, ma l’esposizione politica già alle elezioni comunali sarebbe troppo rischiosa e così, aspettando il 2018, si preferisce mandare in avanscoperta i commissari.

A proposito: di commissari governativi dotati di superpoteri l’Italia ha purtroppo una memoria, recentissima: Guido Bertolaso, commissario straordinario sotto Berlusconi per le seguenti emergenze: terremoto dell'Aquila, vulcani nelle Eolie, aree marittime di Lampedusa, bonifica del relitto della Haven, rischio bionucleare, Mondiali di ciclismo di Varese del 2008, presidenza del G8 de L'Aquila del 2009, area archeologica romana.
Come sia finito Bertolaso, come sia finito il G8 mai fatto in Sardegna, come e dove siano finiti i soldi degli italiani raccolti per gli aiuti per lo tsunami e finiti nella cassa blindata della protezione civile predisposta all’epoca a palazzo Chigi, in parte dobbiamo ancora saperlo ma, a spanne, possiamo oggi dire che tutto sia andato in malora con totale disprezzo dei diritti del popolo sovrano. In Italia ogni volta che si incarta qualcosa di costosissimo con la scusa della fretta e dell’emergenza, quasi sempre si tratta di un mattone. Ebbene, per Roma, Milano e Napoli sono in viaggio tre mattoni, direi tre lingotti dorati con sopra ben impresso il nome del premier Matteo Renzi. Che per le tre città farebbe molto volentieri a meno delle primarie, chissà perché.

Io penso che per tutti gli italiani, gli elettori italiani i tempi siano maturi, anzi marci, per un grande, universale, trans ideologico e liberatorio VAFFANCULO a chi ha consapevolmente e sostanzialmente modificato il DNA del maggiore partito della sinistra italiana, fino a farne il contenitore della sua ambizione personale.


A lui diciamo in coro, su facebook, su twitter, su tutti i manifesti e i volantini clandestini che presto i pasquini di tutta Italia cominceranno a diffondere:

#RENZISTAISERENO, che noi ti staneremo!

Italiani, riprendiamoci l’Italia, riappropriamoci della nostra sovranità.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it 
30 ottobre 2015
MARINO FUORI, A ROMA VINCE MAFIA CAPITALE (di Stefano Olivieri)


Per farlo fuori alla fine si sono uniti tutti. Da Il Fatto Quotidiano: “Ventisei consiglieri hanno depositato le proprie dimissioni dall’Assemblea capitolina decretando la decadenza di giunta e consiglio. Con i 19 esponenti del Pd hanno rimesso il mandato altri 7 consiglieri, di cui due della maggioranza (Centro democratico e Lista civica Marino) e 5 dell’opposizione. Tra questi ultimi anche due della Lista Marchini, Alfio Marchini compreso, due della lista di Fitto Conservatori riformisti, uno del Pdl.”


Come Cesare fu colpito alle spalle, coperto dal suo mantello dagli assalitori affinchè il suo sguardo non potesse incrociare quello dei suoi assassini, così a Roma gli assessori comandati da Renzi hanno preferito dimettersi e mescolarsi ai consiglieri di destra pur di non affrontare in aula il confronto con il sindaco dimissionario. Perché i romani, gli italiani tutti non possano vedere quanto il PD, il suo PD è ormai distante dall’etica della politica professata da Marino e apprezzata da quel 64% di elettori romani che lo elessero sindaco.

Marino però esce a testa alta e il re, travicello, invece è nudo. L’ombra del malaffare incombe sul suo partito che non ha saputo, o forse non ha voluto, selezionare al suo interno e poi controllare le persone giuste che all’indomani della giunta di Alemanno potessero ripulire l’amministrazione comunale, infettata dal malaffare. C’è voluta l’inchiesta giudiziaria su Mafia capitale per mettere a nudo il re e la sua triste corte, quella che lucrava sui più indifesi come i migranti e i disabili, quella degli Odevaine e dei Buzzi che facevano soldi e mortificavano questa grande bella città e i suoi inconsapevoli cittadini. Il PD non è stato estraneo e a poco serve oggi dire che i cattivi sono stati cacciati, che il bubbone è stato espulso. Perché, insieme e in testa ai cattivi, Renzi ha voluto cacciare l’unico onesto che mafia capitale, per ammissione dei suoi stessi capi, non è riuscita a corrompere. L’unico alieno, l’unico “marziano” che questo PD ormai diventato ben altro che un partito democratico, non è più in grado di riconoscere non da oggi, ma dalla data della discesa in capo di Marino, che vinse il Campidoglio utilizzando una sua lista civica, perché già allora erano marcate le differenze di programma, di vedute, di idea della politica fra Ignazio Marino e il suo partito di appartenenza.

Il sogno di Marino si infrange qui e già si sente rumore di forchette e di ganasce pronte al banchetto. Ma non si fermerà la rabbia e la voglia di pulizia dei suoi sostenitori.
Renzi dice : “E adesso tutti al lavoro!” Non dubiti, presidente, che ci metteremo subito in movimento. Sappia il prossimo sindaco e i suoi assessori che conteremo le pulci a tutti, con meticolosità e senza timore, e non faremo sconti a nessuno. Da oggi ogni uomo e ogni donna eletta del PD e i suoi parenti e affini, fosse anche il padre del premier, saranno passati al setaccio perché quando è troppo è troppo, e davvero non se ne può più.


Il dado è tratto e il nostro esercito è povero di armi ma ricco, strabordante di gente onesta e di buona volontà. Sapremo resistere e sapremo vincere. Caro Ignazio Marino, con il tuo candore e la tua naturale inadeguatezza al malaffare, ci hai indicato la strada che seguiremo. Se lo vorrai la percorreremo insieme.

Grazie.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

30 ottobre 2015
Marino ritira le dimissioni e Renzi ritira gli assessori (di Stefano Olivieri)


Roma, 30 ottobre 2015

Marino ritira le dimissioni e Renzi, per cacciarlo, ritira gli assessori comunali renziani senza esitare a chiedere aiuto alla destra per i voti che gli mancano.
E i romani? Ritireranno il voto al PD alle prossime comunali, c'è da starne certi.
Le cose stanno così, l'unico uomo che Mafia capitale non era riuscita a corrompere lo vuole cacciare via il premier, che come presidente del Consiglio abbaia parecchio ma come segretario di partito, lo stesso partito a cui appartiene Marino, eletto sindaco con il 64% dei voti mentre Renzi non è stato eletto premier da nessuno, come segretario di partito , dunque, non si vuole sporcare le mani e lascia che a occuparsi del caso Marino sia Orfini.
Ma se mafia capitale e il premier Renzi vogliono cacciare Marino, la proprietà transitiva mi spinge a dire che fra mafia capitale e il premier Renzi ci possa essere un qualche interesse comune, sicuramente molti uomini del Pd romano avevano e spartivano interessi con la criminalità organizzata e infatti sono in galera in attesa del processo che inizierà fra pochi giorni.
Renzi non vuole che, a quel processo, Marino sia ancora in carica, perché il sindaco saprebbe bene su chi puntare l'indice accusatore e ciò farebbe deflagrare la crisi del partito di maggioranza ben oltre i confini di Roma.
Sono stati così meschini a palazzo Chigi da offrire al sindaco la buona uscita di un'alta carica scientifica non meglio definita. Suggerimento certamente giunto dal nuovo consigliori del premier, Verdini, che ha enorme esperienza come posteggiatore di politici trombati.
E Matteo Orfini, non era un attivissimo "giovane turco" appena due anni fa? Ricordo (da polisblog) che dopo le prime primarie perse contro Bersani "...Con Matteo Renzi tornato a fare a tempo pieno il Sindaco di Firenze, i renziani che pensavano di essere sul punto di conquistare il partito si sono fatti un po' da parte. E hanno lasciato gli onori delle cronache alla loro controparte più organizzata: i 'giovani turchi' del Pd. A sinistra del partito, fedeli a Bersani, oppositori di Renzi e del suo 'liberismo riformista': il gruppo capitanato da Stefano Fassina si appresta a sbarcare numeroso in Parlamento (si parla di una cinquantina di deputati) grazie al successo alle primarie del Partito Democratico e alla vicinanza con il segretario...."

Ebbene sì, Matteo Orfini era un giovane turco fra i più aguerriti. Si vede cha adesso il liberismo riformista gli piace.

Ultima chiamata per Bersani e i suoi: uscite da questa fogna di partito, che verrà molto presto giubilato. E sarà l'unica cosa buona di questa immonda crisi capitolina.

Stefano OLivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it


1 ottobre 2015
La voce del padrone (di Stefano Olivieri)



Buongiorno a tutti.
Osservate con attenzione questo volto da renziano (ed ex rutelliano). Appartiene a Michele Anzaldi, che in realtà ha l’incarico di segretario della Commissione di Vigilanza Rai. Invece si preoccupa soprattutto di misurare al centimetro, come un cassamortaro professionista, le parole e i toni dei programmi di Rai Tre, in particolare i talk show politici e i telegiornali.
Ne ha dette tante in questi ultimi giorni, che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Per esempio:

«Non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, Matteo Renzi, che poi è diventato anche premier. Il Pd viene regolarmente maltrattato…»

Oppure (intervista al Corriere della Sera): “C’è un problema con Rai3 e con il Tg3, sì. Ed è un problema grande, ufficiale”

Se non è editto bulgaro questo, è editto italiano. Fatto per procura, usando come portavoce il segretario della Commissione di vigilanza Rai che, semmai, dovrebbe tutelare le voci minoritarie, non quella del governo.

Stefano Olivieri

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3 settembre 2015
IL POTERE DELLE IMMAGINI (di Stefano Olivieri)


Ciao a tutti, quante cose da dire e da raccontare. Una riflessione sul potere delle immagini: Cameron resta impressionato da quella del bimbo siriano morto sulla spiaggia e così dichiara che l'Inghilterra aprirà le frontiere ai profughi siriani. E per tutti i bimbi morti fra i flutti ma di altra nazionalità? Pazienza, purtroppo non ci sono testimonianze videofotografiche sufficienti a innescare la liturgia del dolore Cameronense e la conseguente apertura delle frontier britanniche anche per i profughi provenienti da altri paesi. Bel modo di ragionare, eh? Noi ci si lamenta di Renzi ma vedo che in giro per l'Europa culla delle civiltà, i governanti fanno a gara nel testimoniare acume, intelligenza, solidarietà. E a proposito: si è fatta viva la Mogherini!!! Non certo per il mio post di ieri, naturalmente. E si è fatta viva, sempre naturalmente, per dire una cosa ovvia, che cioè sulla questione migranti la UE deve essere unita. Bella scoperta, brava Mogherini.
Termino con il candido siparietto di Papa Bergoglio, incorniciato dietro le vetrine di un negozio di ottica mentre prova degli occhiali da vista. Lui non si vede perché davanti c'è una folla di invasati con le braccia alzate e il telefonino in mano, che tenta di riprendere il Pontefice. Fossi stato lì in mezzo avrei preso un martello e avrei fracassato teste e smartphone a destra e a manca.
Se una soltanto di quelle inutili foto fosse stata fatta a un bimbo morto nigeriano, oppure senegalese, forse oggi Cameron avrebbe potuto commuoversi meglio e decidere di aprire le porte anche a quei paesi. ma la gente, ovviamente, preferisce passeggiare lungo via del Babuino piuttosto che soccorrere migranti spiaggiati mezzi morti, o morti del tutto.
L'Europa continua a essere degna rappresentante di un atomo opaco di male, e più che di un pianto di stelle avrebbe bisogno di una gigantesca dose di buon senso, se non proprio di solidarietà umana. Perché fra non molto, dopo i profughi economici e i rifugiati politici, assisteremo tutti al vero esodo, quello determinante dei migranti ambientali. Perciò tocca prepararsi tutti insieme non per tirare su muri ma per accogliere, aiutare e perché no, anche utilizzare al meglio i muscoli e i cervelli di questo smisurato polietcico esercito di migranti pacifici, per costruire insieme il loro e il nostro futuro su un pianeta sempre più inospitale.
Ce la faremo mai? Alla fine sì, ma non sarà indolore. Ai nostri figli e nipoti stiamo consegnando un mondo brutto e pericoloso, aiutiamoli a essere più in gamba di noi.


Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it
14 agosto 2015
Buon ferragosto a tutti




Stefano Olivieri
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