Ospito di nuovo Debora De Angelis sul mio blog. Stavolta di ritorno dagli Stati generali delle fabbrichedinichi “Eyjafyallajokull-Eruzioni di buona politica”, il congresso tenuto a Bari in questi giorni. Inviata di se stessa, insipiente della politica dei partiti ( si definisce “sogliola” , contrapposta alla “trota” Bossi…) e però così appassionata a fare politica, quella vera, quella dimenticata, Non voglio aggiungere altro che un Ciao Debora, bentornata ! Posso anche non condividere con lei un qualche eccesso, come dire, di afflato mistico, ma tutto sommato io a Bari non c'ero e devo dire che vorrei tanto che nel anche nel PD si accendesse questo stesso entusiasmo, con altrettanto vigore e partecipazione.
Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

E' così che si cambia il mondo ( di Debora De Angelis)
Che cosa sono le Fabbriche di Nichi?
E' politica? Non è politica? E' un nuovo modo di fare politica?
Definiamo che cosa si intende per politica, una volta per tutte, e constateremo l'evidenza del fatto che le Fabbriche sono la prima possibilità concreta di ripristinare questa nobile funzione comunitaria nel suo autentico significato.
"La prima definizione di "politica" (dal greco politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano".(wikipedia)
La politica è quindi costruire, attraverso il servizio e la cooperazione, una gestione comune e partecipativa della città.
Prendersi cura dei nostri fratelli e sorelle, collaborando tutti insieme con entusiasmo. Pare un discorso da parrocchia, invece è pura potenza e saggezza.
Quando guardo Nichi Vendola aggirarsi tra di noi, l'impressione è che sappia di trovarsi tra i suoi amici. L'evidenza ti balza agli occhi: sempre circondato da una piccola folla, sono pochi quelli che si rivolgono a lui chiamandolo "Presidente". Più di frequente si sente chiamare Nichi, e la forma colloquiale è la regola con lui. Lui non te lo chiede, di dargli del tu, ma è proprio a te che viene spontaneo farlo. E questo, credetemi, non lo può indurre uno studio di consulenza d'immagine. Nichi lo riconosci instintivamente come un fratello, uno alla pari con te e allo stesso tempo uno a cui vuoi bene.
E non è solo perché puoi vederlo aggirarsi per il villaggio turistico che ha ospitato il congresso Eyjafyallajokull-Eruzioni di buona politica in polo nera e scarpe da tennis viola. Oppure perché può stare alla luce del sole, in un pomeriggio d'estate davanti al mare placido di Bari, e puoi vederlo sudare, senza trucco e senza inganno. E neppure perché per entrare agli stati generali delle Fabbriche ha pensato bene di indossare anche lui al polso il braccialetto rosa di riconoscimento. E in fondo, in fondo. Non è neppure perché il suo discorso conclusivo sulla luce, e l'ombra, l'ha fatto in jeans e t-shirt.
No. L'autentica forza di Nichi è che davvero considera gli esseri umani come fratelli e sorelle, e non perde occasione per ribadirlo, per invitare a prendersi cura dei più deboli, e prenderci cura l'uno dell'altro. Umanità. E' questo che trapela dalla sua persona, prima ancora che il look disinvolto e la disponibilità all'ascolto. L'umanità di chi l'abbia realizzata in sé nel suo senso pieno, e adesso si volta indietro e sceglie la via del servizio. L'entusiasmo e la familiarità che suscita negli altri gli ritornano indietro per una misteriosa magia che lo avvolge e gli fa scudo. A differenza di tanti altri politici che debbono proteggersi da noi, magari a manganellate, Nichi ha in noi la sua protezione e spinta propulsiva più potente. E' un uomo che si è assunto una responsabilità che non ha nessuna intenzione di portare avanti da solo, questo paese ha bisogno di una nuova classe dirigente viva e intelligente, tirata su con discorsi semplici e alti al tempo stesso, come quelli che si svolgevano nell'Accademia platonica o nella Comunità pitagorica a Crotone, millenni fa.
Erano anni che sognavo che parole come fratellanza, amore, umanità, responsabilità, rispetto per la Madre terra, parità tra i sessi, costituissero il vocabolario di base dell'agenda politica del mio paese. E come me tanti altri, che magari non osavano e tuttora non osano crederci, troppo disillusi, disabituati, disaffezionati alla bellezza autentica.
La mia teneramente amata Italia. E' un paese che ha visto tempi bui e l'Inquisizione, ma anche la luce del Rinascimento. Come se il nostro paese fosse destinato a inseguire l'armonia attraverso un perenne conflitto, sotto la sempiterna stella polare di un'idea finora scaduta puntualmente in ideologia, piuttosto che in ideale.
Finora. Perché finora non c'era consapevolezza della rete, finora non c'eravamo noi abbastanza pazzi e sognatori da osare immaginare di ripeterlo e superarlo, quel Rinascimento.
Quando emerge un leader che i tempi stessi invocano, non è mai un caso.
Quando emerge una generazione di giovani che non puoi comprare né conquistare con facili slogan, neppure.
Rendere possibile una sinergia tra i due soggetti attraverso le Fabbriche, qui sta tutta la semplice genialità di Vendola, che lo legittima ai nostri occhi come un fratello maggiore. Niente di più, niente di meno di questo. Non so come Nichi sia arrivato a intuire che "la vittoria delle Fabbriche passerà per la vittoria della generazione che hanno provato a sconfiggere". In fondo, se Renzo Bossi è una trota, io tutt'al più sono una sogliola della politica. Ignorante della politica come viene generalmente intesa, al pari suo, delle logiche di partito non mi interessa, non fanno presa su di me. Una generazione difficile la mia, che ha tardato ad affermarsi nella scuola e nel lavoro, ma che non appena le viene dato modo di esprimersi, mostra il Genio autentico dell'Italia. Quello di incidere i sentieri. Mostrare un modello, per tutti. La forza di Nichi non è nel suo carisma, non è nella sua semplicità. E' nella sinergia empatica con la mia generazione.
Niente di meglio che l'emersione di un leader nuovo e antico al tempo stesso, sostenuto dall'energia collettiva della classe dirigente di domani. Un domani davvero molto prossimo, a giudicare dal bisogno di rinnovamento. O meglio, di disinfestazione, delle istituzioni italiane, e non solo politiche.
Le fabbriche.
Siamo operai, esperti costruttori. In quest'epoca di Massoneria deviata, pare opportuno ricordare che la Massoneria, quella autentica e operativa, quella poi infiltrata, quella di certo oggi estinta, in origine tramandava i principi costruttivi dell'Universo e dell'Uomo, quest'ultimo la riproduzione olografica del primo. Costruire. La costruzione divina è semplice e potente, produce forme che facciano evolvere le coscienze. Quando una forma si cristallizza e ha esaurito la sua funzione, altre più adatte ai tempi la sostituiranno.
La classe politica che tiranneggia l'Italia da decenni (o da molto di più?) ci ha rivelato in fondo un meraviglioso segreto. Basta prendere tutta l'oscurità, l'ombra che hanno prodotto, e ribaltarla, trasmutarla in luce. Pare che fosse questo il vero significato del processo alchemico.
Le fabbriche.
Tanti piccoli operai entusiasti, che non hanno bisogno di tessere segrete e grembiulini, di infiltrazioni nei gangli del potere o di allearsi in una nefanda fratellanza programmatica e funzionale al raggiungimento di uno scopo perverso. La fratellanza , quella che ho respirato in questi tre giorni di eruzioni di buona politica, non era una parola: era la capacità di guardarsi negli occhi, la prontezza alla cooperazione, lo slancio con cui batto le mani quando un mio "compagno operaio" si esibisce in un discorso migliore del mio, più illuminato e potente, sapendo che mi metterà a disposizione la sua energia, che potrò prendere in prestito il suo modello. Questo è condividere, questo è il cooperare contrapposto al competere di cui parla spesso Nichi.
La preoccupazione generale e condivisa è che le Fabbriche possano essere infiltrate a loro volta, o strumentalizzate dai partiti. Trovo personalmente che il marchio di riconoscimento della Fabbrica sia nell'entusiasmo disinteressato di chi non abbia nulla da guadagnare dalla politica, non voti, non consensi o poltrone, ma disponga "solo" una potente energia di servizio che del tutto spontaneamente mette a disposizione della comunità, avendo cura, appunto, dei propri fratelli e sorelle e del bene collettivo.
L'augurio di Nichi è che i due soggetti, Fabbriche e SeL, possano essere null'altro che reciprocamente simpatizzanti, ben consapevole che, al momento opportuno, le vecchie forme non potranno far altro che lasciare spazio al nuovo.
L'evoluzione e i tempi stessi lo impongono.
Debora De Angelis